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Il 31 ottobre 2026 a Vietri sul Mare la 22ª edizione del Premio della Stampa Estera

Sessanta corrispondenti sono stati per tre giorni in Costiera Amalfitana, per celebrare la premiazione e per conoscere le eccellenze del territorio, tra cui la colatura di Alici a Cetara, le famose ceramiche a Vietri e il limoncello a Minori. 

«Petrini è sempre vivo». Così Alfredo Tesio, corrispondente per la Danimarca e tra i fondatori del Gruppo del Gusto dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, ha ricordato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, scomparso nel maggio scorso. A ritirare la statua del Premio Speciale “In Memoriam” è stata Paola Nano, per tanti anni sua stretta collaboratrice. La consegna a chi aveva condiviso con Petrini una parte così importante del suo lavoro è stata uno dei momenti più emozionanti della serata.

Per i corrispondenti, il ricordo è anche personale. Petrini ha contribuito alla formazione di tanti giornalisti che oggi raccontano la cucina italiana ai lettori e ai telespettatori di altri Paesi. Il premio rende omaggio al suo impegno per la biodiversità, per le tradizioni alimentari e per un cibo buono, pulito e sostenibile. «Oggi è anche la Stampa Estera che protegge la cucina italiana da troppa internazionalizzazione, fusione e confusione», ha ricordato Tesio.

L’altro momento di grande emozione è stato il premio a Norcia. A dieci anni dal terremoto che nel 2016 ha devastato la città e il suo territorio, i corrispondenti hanno assegnato al Consorzio per la Tutela del Prosciutto di Norcia IGP il premio nella categoria Consorzio agroalimentare. Attraverso il Consorzio, la Stampa Estera ha anche voluto rendere omaggio ai produttori e agli operatori del settore agroalimentare che, negli anni difficili della ricostruzione, hanno continuato il loro lavoro. È alla loro tenacia che Norcia deve la continuità di una tradizione e la qualità del prosciutto che porta il suo nome. Molti dei corrispondenti sono stati a Norcia e nel territorio in tutti gli ultimi dieci anni e hanno colto l’occasione, fino a pochi giorni fa, a osservare lo sviluppo e i risultati della ricostruzione esemplare della città e della sua economia.

Il premio del miglior divulgatore è andato quest’anno a Giuseppe Carrus, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, per il suo lavoro nel raccontare e valorizzare le eccellenze del vino italiano.

A Elisabetta Moro, antropologa dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria per il suo contributo alla divulgazione delle tradizioni gastronomiche partenopee e italiane. «Ho cercato di coinvolgervi il più possibile in questa avventura che è, secondo me, la scoperta della cucina italiana», ha detto ai corrispondenti. «La cucina italiana, pur essendo motivo di grande orgoglio, è infatti un patrimonio ancora da approfondire. Perché tutelare un patrimonio dell’umanità significa anche conservarne la memoria e tramandarla».

Nella categoria Produzione è stata premiata la famiglia Di Meo di Bacoli, che ha recuperato e custodisce la cicerchia dei Campi Flegrei, antico legume della tradizione locale. Per la categoria Azienda storica in gestione familiare da oltre cento anni, il riconoscimento è andato al ristorante Mammato di Maiori, fondato nel 1890. Lucia Mammato ha ritirato il premio e lo ha dedicato alla madre. «Portiamo avanti il nostro ristorante da cinque generazioni. Oggi ci vuole sempre molto impegno, ma abbiamo strumenti che una volta non c’erano. Lei era straordinaria nel suo impegno».

Alla cerimonia è intervenuto Vincenzo Maraio, assessore al Turismo della Regione Campania. «Siamo onorati di ospitare in Campania tanti operatori della stampa estera, che vengono nella nostra regione e riconoscono anche il ruolo dei prodotti tipici locali e della cucina, di cui la Campania è ricca», ha dichiarato.

 

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