Storia e storie

1930
Trasferimento da Via del Moretto in via della Mercede che sarà la casa della Stampa Estera fino al 2001.

1944
Ferruccio Parri, capo del primo governo dell’Italia liberata, incontra alcuni corrispondenti della Stampa Estera al Viminale.

1959
Nasce il “Globo D’Oro”.

1975
Ann-Marie Kjellander è la prima donna eletta presidente della Stampa Estera

1983
Il presidente della Repubblica Sandro Pertini visita la sede

1987
Il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, all’inaugurazione dei nuovi spazi della Stampa Estera.

1993
Il 26 novembre 1993 Silvio Berlusconi annuncia alla Stampa Estera la sua discesa in campo.
2001
Trasloco in via dell’Umiltà

2011
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accoglie i corrispondenti della Stampa Estera al Quirinale

2018
Il “Ventaglio”, simbolo dell’associazione si rinnova
13 marzo 2020
A causa del rischio COVID19 la sede viene chiusa

autunno 2020
Mostra “Lockdown Italia” ai Musei Capitolini

2024
Il 28 febbraio 2024 chiude definitivamente la sede di via dell'Umiltà

1912
Prime riunioni al Gran Caffè Faraglia di Piazza Venezia.

1942
Il consiglio direttivo in visita dal dittatore Benito Mussolini.

1952
I corrispondenti della Stampa Estera fanno parte delle riprese del film “Vacanze Romane” con Gregory Peck e Audrey Hepburn.

1961
Udienza dal Papa Giovanni XXIII.

1982
Papa Giovanni Paolo II visita i corrispondenti nella sede di via della Mercede

1987
Rinnovo dei locali in via della Mercede

1992
Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro accoglie il Consiglio Direttivo della Stampa Estera

1999
Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi incontra i membri del consiglio direttivo

2002
Nasce il Gruppo del Gusto

2012
Il Museo dell'Ara Pacis a Roma ospita la mostra “L’Italia vista dal Mondo. La Stampa Estera compie 100 anni”

2019
Udienza della Stampa Estera da Papa Francesco

24 marzo 2020
Inizio della Sala Stampa Estera Virtuale con il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori

2022
Prima edizione della Cena dei Corrispondenti con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
2024
Il 19 marzo 2024, in presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente Esma Cakir taglia il nastro della nuova sede a Palazzo Grazioli
Era mercoledì 14 febbraio 1912 quando un gruppo di corrispondenti stranieri residenti a Roma inviò una breve circolare ai colleghi che lavoravano per agenzie di stampa e quotidiani esteri.
L’invito recitava:
«Invito ad intervenire tra giorni, alla riunione per la fondazione di una “Associazione fra i corrispondenti di giornali esteri in Italia”.»
Fino ad allora, da quasi trentasette anni, i giornalisti stranieri avevano fatto parte, insieme ai colleghi italiani, dell’Associazione della Stampa Periodica Italiana.
Da quella circolare ebbe inizio la storia dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, destinata a diventare nel tempo il punto di riferimento dei corrispondenti della stampa internazionale nel nostro Paese.

La prima assemblea: 17 Febbraio 1912
La prima assemblea, il 17 febbraio 1912, si svolse nello storico Caffè Faraglia (sala in fondo) che un tempo sorgeva a Piazza Venezia e i primi 14 giornalisti che risposero all’appello decisero appunto di costituire «un’Associazione sindacale fra i corrispondenti di giornali esteri in Italia», che avrebbe assunto il nome attuale.
Ognuno dei convenuti versò 2 lire (totale 28 lire) per «le prime necessarie spese di costituzione». La quota mensile rimase a 2 lire fino al 18 dicembre 1920. Passò quindi a 3 lire e nel novembre del 1921 a 4 lire. La quota di ammissione, che era di 10 lire nel febbraio 1912, venne portata a 50 lire nel dicembre dello stesso anno e rimase invariata per molto tempo.
Fu altresì nominato un Seggio Provvisorio, composto da Boudouresque, Mackenzie e Pflaum, incaricato di studiare un progetto di Statuto dell’Associazione, nonchè di annunciarne l’avvenuta costituzione «a tutti gli Enti che possono avere interesse di conoscerla».

Il verbale delle sedute dell’Assemblea del 26 e 27 febbraio 1912, durante le quali, approvato il primo progetto di Statuto dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, vennero elette anche le prime cariche sociali, riporta, verso la fine, il primo elenco dei soci, trascritto dal collega Pflaum (Deutsche Tageszeitung) nella sua garbata calligrafia «fin de siècle».
All’inizio di quella stessa Assemblea e in nome del Seggio Provvisorio, Léon Boudouresque riferì circa «i passi opportuni» fatti presso la Regia Prefettura, i Ministeri dell’Interno e degli Esteri e il decano del Corpo Diplomatico, Mr. Barrère, Ambasciatore di Francia presso il Quirinale, per annunciare in modo ufficiale la costituzione dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.
«Ovunque – dice il verbale – questa notificazione ha avuto un’accoglienza favorevolissima e non ha trovato la minima opposizione. Al contrario, i membri del Seggio Provvisorio sono stati assicurati che il R. Governo Italiano non mancherà di dare alla nuova e gradita Associazione ogni possibile appoggio morale e ogni facilitazione pratica consentita dalle Leggi».

Al Sindacato fra i Corrispondenti di Giornali in Roma venne inviata una lettera nella quale i soci della nuova Associazione esprimevano la volontà «che i rapporti fra i due Enti siano sempre ispirati alla massima concordia e cordialità, per poter lavorare utilmente insieme al compimento dei doveri che ci impone la nostra comune missione nel grande Paese di cui sentiamo l’onore di essere gli ospiti».
All’Associazione della Stampa Periodica Italiana, dalla quale provenivano alcuni dei membri fondatori del nuovo sodalizio, fu invece rivolto un saluto ufficiale: l’Assemblea Generale della Stampa Estera aveva infatti votato all’unanimità «un saluto caloroso alla Sorella primogenita, che ha tanto ben meritato della causa altissima della stampa, non solo in Italia, ma nel mondo intero…».
Nei giorni successivi all’Assemblea del 26-27 febbraio 1912, il presidente della neonata associazione Léon Boudouresque e il segretario Pflaum tornarono dal Decano del Corpo Diplomatico, visitarono le Ambasciate d’Inghilterra, Russia, Germania e Austria-Ungheria, e proseguirono le loro prese di contatto con le autorità italiane.
Fin dai primi mesi di attività, particolarmente proficui furono i rapporti con le istituzioni.
L’incontro con il Prefetto
Il prefetto, senatore Anarratone, nel corso dell’incontro con il Consiglio Direttivo «ha promesso – riferisce Pflaum – ogni suo appoggio all’Associazione della Stampa Estera, per facilitare ai soci il lavoro professionale. Specialmente si è dichiarato disposto a mettere un bollo dell’Autorità di Pubblica Sicurezza sulle nostre tessere di riconoscimento, per dare così al portatore la facoltà di passare cordoni, sbarramenti, ecc. Di questa disposizione abbiamo fatto uso».
La visita al Sindaco di Roma
Della visita al Sindaco di Roma Ernesto Nathan, che guidò il Campidoglio dal 1907 al 1913 con grande rigore e impegno amministrativo, resta testimonianza nei verbali dell’epoca. In quell’occasione il Sindaco «ebbe ad esprimere la sua gratitudine ed a raccomandare ai rappresentanti della stampa di dire sempre la verità».
La delegazione della Stampa Estera, a sua volta, manifestò a Nathan «l’intenzione di tutti i soci della Stampa Estera a fare il possibile per far apprezzare in tutto il mondo, sempre più, i pregi di Roma anche nel suo attuale sviluppo».
I rapporti con i Ministeri
Tra i primi interlocutori vi fu l’allora Ministero delle Poste e Telegrafi, che riconobbe immediatamente ai membri dell’Associazione della Stampa Estera la possibilità di usufruire di tutti i servizi della «Sala della Stampa» del Telegrafo, garantendo loro gli stessi diritti dei colleghi italiani.
Il 3 marzo 1912 il Ministro degli Esteri, marchese di San Giuliano, ricevette a Palazzo della Consulta – allora sede del Ministero – i soci fondatori Boudouresque, Pflaum e Carini, esprimendo «il suo interessamento per il lavoro professionale dei corrispondenti esteri in Roma» e dichiarandosi convinto dell’utilità della nuova Associazione.
Il 13 marzo il Ministro della Real Casa, nob. Mattioli-Pasqualini, si fece portavoce dei soci dell’A.S.E., trasmettendo ai Sovrani d’Italia «i sensi del più profondo rispetto ed i migliori auguri» da parte dell’Associazione.
Il telegramma ai Sovrani
Il 14 marzo 1912, in seguito al fallito attentato di Alba contro il Re e la Regina, la nuova Associazione della Stampa Estera inviò il suo primo telegramma ufficiale in occasione di un avvenimento della vita nazionale italiana. Il messaggio, indirizzato al Ministro della Real Casa, esprimeva ai Sovrani «vivissimo compiacimento per il pericolo felicemente scampato».
Il Ministro Mattioli rispose telegraficamente il giorno successivo: «Presidente Associazione Stampa Estera – Roma – I sentimenti molto cortesi cui è ispirato il telegramma di codesta Associazione sono giunti bene accetti alle Loro Maestà che ringraziano cordialmente del premuroso pensiero».
L’incontro con il Capo del Governo Giolitti
Dai precisi resoconti del primo Segretario dell’Associazione emerge che l’appuntamento più complesso da organizzare fu probabilmente quello con il Capo del Governo, Giovanni Giolitti, rinviato per due volte a causa di improrogabili impegni politici. Alla fine, tuttavia, anche Giolitti ebbe modo di incontrare i rappresentanti della nuova Associazione e di prendere contatto con la realtà appena costituita.

Il primo elenco dei soci venne stampato nel mese di giugno 1912, con i nominativi e le testate di 41 corrispondenti esteri. Una minuziosa annotazione del collega Pflaum informa che esso venne spedito, oltre che a tutti i soci, a 40 indirizzi di personalità ed enti vari accompagnato «con lettere o biglietti di accompagnamento».
Da allora, con cadenza annuale, l’Associazione pubblica il proprio storico Annuario, che raccoglie l’elenco dei corrispondenti esteri, informazioni sull’Associazione e le sue attività, e che, secondo una consolidata tradizione, viene inviato alle principali istituzioni italiane.
Il continuo aumento del numero dei corrispondenti esteri in Italia, parte dei quali inviava i propri servizi da Milano e da altre città del Settentrione, consigliò di istituire nel 1925 una nuova sede distaccata nel capoluogo lombardo.
Denominata in un primo tempo «Sezione di Milano», divenne in seguito la «Sezione Alta Italia dell’Associazione della Stampa Estera in Italia». Ebbe la sua prima sede in via Silvio Pellico; successivamente venne trasferita nel Palazzo delle Poste con ingresso in via Santa Maria Segreta (fino al 1986), poi in via Cordusio. Oggi si trova in via della Palla 1.
Nel 1959 l’Associazione, alla quale facevano riferimento anche i critici John Francis Lane, Melton Davis e Klaus Rühle, volle rendere omaggio al cinema italiano, all’apice della cultura mondiale in quel momento, creando un premio ad hoc sulla scia dei Golden Globes del cinema statunitense.
La prima premiazione si tenne nel 1960 e decretò la vittoria del film Un maledetto imbroglio di Pietro Germi. Nel corso degli anni, le categorie del premio vennero ampliate e furono inclusi anche i professionisti del settore, oltre che i film.
L’edizione 1981-1982 vide la partecipazione del Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
Ad oggi è considerato fra i tre più importanti premi italiani, insieme ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento.

Il 10 aprile 1974 il Consiglio Direttivo dell’Associazione, presieduto da Peter Nichols, fu invitato a incontrare il Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Durante il suo discorso, nella sua allocuzione disse:
“Voi amate l’Italia, ne studiate i problemi e contribuite a farli conoscere ai vostri Paesi. Di questo noi vi ringraziamo, convinti come siamo che, soprattutto oggi, i popoli imparino a conoscersi e a capire la loro interdipendenza anche attraverso la stampa. (…) Oggi non esistono problemi che riguardano una sola Nazione, ma ogni Paese è condizionato da quello che avviene oltre le frontiere nazionali: da qui nasce più che mai l’esigenza di arricchire il senso di solidarietà che voi raccogliete e interpretate con il vostro lavoro”.

Nel 2002 un gruppo di soci ebbe modo di constatare che il settore agroalimentare ed enogastronomico italiano rappresentava sempre più un valore importante da seguire in maniera costante e professionale. Ecco perché, nel 2002, la Stampa Estera fondò il “Gruppo del Gusto” con un programma strutturato di viaggi di approfondimento, educational e incontri su tutti i temi specifici dell’enogastronomia.
Oggi conta più di 110 giornalisti provenienti da oltre 30 Paesi.
Nel 2004 fu istituito il “Premio del Gusto”, che premia le eccellenze del settore in varie categorie.
Il 23 maggio 2011 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha accolto i rappresentanti della Stampa Estera. Rispondendo al discorso introduttivo del presidente dell’associazione, Tobias Piller, il Capo dello Stato ha confermato il sostegno e l’importanza della Stampa Estera:
“Certo, siamo un Paese complicato, dal punto di vista istituzionale, dal punto di vista politico. Io qualche volta cito quello che vari decenni fa sentii dire da un ambasciatore accreditato qui: «In Italia capire la politica è molto difficile, però non ci si annoia mai».
Non so se voi facciate ancora la “dolce vita” (naturalmente niente in contrario: qualcuno dice che in Italia c’è un’ondata di eccessivo puritanesimo, e non solo in Italia, ma in Europa…). Comunque, indipendentemente dalle vostre scelte personali e dal modo anche abbastanza sacrificato in cui dovete svolgere il vostro ruolo, bisogna mettervi nelle condizioni di farlo al meglio. Naturalmente posso parlare solo per un’istituzione: noi siamo sempre con le porte aperte e siamo pronti anche a darvi ogni sussidio di informazione e di approfondimento che possa esservi utile.”

Nel 2012 il Museo dell’Ara Pacis a Roma ospitò la mostra “L’Italia vista dal Mondo. La Stampa Estera compie 100 anni”.
Un’esposizione ricca di fotografie, documenti storici, pagine dei più importanti giornali internazionali riguardanti la storia italiana, con la politica, la cronaca, il terrorismo, la mafia, ma anche la cultura e l’arte, le eccellenze italiane, lo sport, fornì un’unica occasione per l’Italia e gli italiani di guardarsi nello specchio del mondo. Una galleria di cento ritratti di politici, artisti, studiosi, giornalisti realizzati dai reporter stranieri ricordò le principali personalità che hanno segnato la storia degli ultimi decenni di questo Paese. Inoltre tante immagini di vita quotidiana, piazze, paesaggi, enogastronomia, cinema ed una sezione speciale dedicata alla Chiesa.
Il 12 marzo 2020 i soci trovarono nella loro casella postale e nel gruppo WhatsApp questo messaggio:
Si comunica ai soci che da domani Venerdì 13 marzo ENERDÌ, in considerazione dell’ulteriore inasprimento delle misure straordinarie che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha adottato per il contenimento del COVID-19, ed in considerazione delle previsioni relative al picco atteso nei prossimi giorni nel Lazio, si rende necessario e opportuno, come misura di cautela, la chiusura temporanea della sede , fino a nuove disposizioni.
Si ricorda inoltre che oggi la sede rimarrà aperta fino alle 17:00
Certamente le attività dell’Associazione non potevano fermarsi.
La Stampa Estera Virtuale
Raccontare l’Italia in quel momento era cruciale, l’interesse delle redazioni da tutto il mondo era enorme, anche perché era sempre più evidente che quello che stava succedendo in Italia sarebbe successo anche altrove, di lì a poco. Così alcuni soci, tra cui Gustav Hofer, Esma Çakır, Alvise Armellini, Dario Menor Torres, Maarten Van Alderen, con la presidente dell’Associazione, Trisha Thomas, e l’aiuto dell’amministratrice della segreteria, Liliana Bonfiglio, le attività sono state trasferite nel gruppo Facebook “StampaEsteraSocialClub” e, con un sistema di videoconferenze semplice, insieme alle colleghe e ai colleghi della sede di Milano, è nata la sala Stampa Estera Virtuale.
Il 24 marzo 2020, alle ore 11:30, si è svolta la prima conferenza in streaming, con il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

Durante la pandemia abbiamo cercato di dare una visione più ampia possibile invitando medici, virologi, pazienti, economisti, politici, psicologi, intellettuali, imprenditori e innovatori.
Nei tre mesi di lockdown abbiamo così organizzato più di 80 incontri, dando spazio anche alle tematiche dell’agroalimentare a cura del Gruppo del Gusto e agli incontri con il mondo del cinema, organizzati dal Globo d’Oro.
Per sentirsi meno soli, ogni sabato i soci corrispondenti hanno brindato virtualmente via web.

La mostra “Lockdown Italia”
Il 30 settembre 2020 l’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è venuto alla Stampa Estera per inaugurare la mostra “Lockdown Italia – visto dalla Stampa Estera”.
La settimana successiva, l’8 ottobre 2020, i Musei Capitolini aprirono le porte alla stessa mostra fotografica, voluta dalla presidente Trisha Thomas e curata dai soci Chris Warde-Jones e Victor Sokolowicz.
Il 13 ottobre 2020 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visitato la mostra.

Con la riapertura della sede, inizialmente con numeri contingentati, le attività hanno ripreso a pieno ritmo, con alcune conferenze stampa importanti come quella del Presidente del Consiglio Mario Draghi il 31 marzo 2022, durante la quale l’ex capo della Banca Centrale Europea disse:
“In un certo senso siete gli occhi e le orecchie del resto del mondo sull’Italia, quindi il vostro ruolo è fondamentale. Questa collaborazione che il governo italiano vuole stimolare è fondamentale per lo stesso governo oltre che, ovviamente, importante per voi. Tutto ciò, naturalmente, nel rispetto della vostra indipendenza.”

Il 13 luglio 2022 la presidente della Stampa Estera, Esma Cakir ha dato il via alla prima Cena dei Corrispondenti – ispirato alla “White House Correspondents Dinner” di Washington.
Ospite era il Primo Ministro Mario Draghi, che nella cornice di Villa Aurelia. Nel suo breve discorso ha mostrato anche lui il suo lato ironico e autocritico, come richiesto dalla circostanza, raccontando una barzelletta sui banchieri in cerca di un cuore, ironizzando su se stesso.
Il Presidente del Consiglio non ha però dimenticato di menzionare i temi d’attualità: il governo, la guerra in Ucraina, la Russia, il gas, la crisi energetica, la crisi economica, il PNRR.
Ed infine ha concluso il suo discorso rivolgendosi in modo ironico ai giornalisti della Stampa Estera:
“Vi auguro di continuare così, tra un cappuccino al sole e un aperitivo in piazza. Il corrispondente in Italia, capisco, è un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”.

Per festeggiare il 110º anniversario dalla fondazione dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, il 10 ottobre 2022 è stato presentato il documentario “La Storia siamo (anche) Noi” della regista Diana Ferrero.
Un racconto corale, a più voci, dei servizi sul campo, gli scoop e le sfide di alcuni tra i più carismatici corrispondenti stranieri a Roma, dai “grandi” decani delle testate storiche ai giovani freelance che si battono ogni giorno per trovare il loro posto.
Tra gli ospiti d’onore della serata c’era anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.
Tra gli ospiti d’onore della serata c’era anche il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.
Il comunicato stampa dell’associazione pubblicato nell’occasione:
Il Presidente della Repubblica inaugura la nuova sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia
La storica organizzazione che conta 450 corrispondenti da tutto il mondo e 112 anni di vita si trasferisce al piano nobile di Palazzo Grazioli.
L’Associazione della Stampa Estera in Italia cambia casa: dopo più di vent’anni in Via dell’Umiltà, la storica organizzazione che conta 450 corrispondenti da tutto il mondo, rappresentanti di 55 Paesi e 350 media, e vanta 112 anni di vita, varcherà domani, 19 marzo, la soglia della nuova sede nel centro di Roma, il piano nobile di Palazzo Grazioli, in Via del Plebiscito.

A tagliare il nastro, insieme alla Presidente Esma Çakır, sarà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alle ore 12 (del 19 Marzo 2024). Alla cerimonia di inaugurazione sono presenti anche autorità istituzionali come Antonio Tajani, Vicepremier e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, nonché i membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione.
La nuova sede si colloca in uno degli edifici storici più importanti della Capitale, tuttora appartenente alla nobile famiglia romana dei Grazioli, con una struttura originaria risalente al Seicento, e occupa gli stessi locali che per anni sono stati residenza romana e ufficio politico dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
“Siamo orgogliosi e felici della nostra nuova sede – ha detto la Presidente Esma Çakır – che ci darà una nuova carica per raccontare al mondo l’Italia, lo splendido Paese che ci ospita con molta generosità”.
Nell’edizione speciale dell’annuario dell’Associazione, Antonio Tajani scrive, a proposito di Palazzo Grazioli: “Per me ha un significato speciale. Per tanti anni ho frequentato la casa del Presidente Berlusconi in Via del Plebiscito e lì vi sono tanti ricordi legati alla mia storia politica e personale. Rappresenta quindi per me un posto speciale, che sono sicuro porterà fortuna e tanti successi all’Associazione. I corrispondenti stranieri che lavorano nel nostro Paese svolgono un ruolo di grande rilievo nel contribuire a costruire l’immagine dell’Italia all’estero”.

È stata l’architetta Serena Mignatti a firmare la progettazione e la realizzazione della nuova sede, adattandola alle esigenze dell’Associazione.
Lo spazio, di 1.600 mq, è stato ripensato rispettando la storia del Palazzo e i vincoli della Soprintendenza. Ospita due sale per conferenze stampa, una da 80 posti, l’altra da 35, nonché un bar e una zona ristoro a disposizione dei soci e dei loro ospiti. Sono centinaia gli incontri per i media organizzati ogni anno dall’Associazione, con una stima di circa 10.000 frequentatori in presenza, senza contare quelli da remoto.
Grazie poi agli eventi organizzati dai comitati interni – il Gruppo del Gusto, il Globo d’Oro, il Gruppo Cultura, il Premio Sportivo e il neonato Gruppo economico-finanziario (EcoFin) – i corrispondenti raccontano attivamente e premiano il mondo enogastronomico del Belpaese, il cinema italiano contemporaneo, i migliori atleti e promuovono momenti di approfondimento socio-economico.

Le circa 70 postazioni di lavoro per i giornalisti sono distribuite tra vari uffici di metrature diverse, tutte realizzate con la collaborazione di artigiani locali. Il grande corridoio centrale della sede è pensato come “cuore pulsante” e non solo luogo di passaggio: sarà anche spazio di lettura, socialità e co-working. Inoltre uno studio fotografico, una sala con green screen, una sala radio e podcast consentiranno ai corrispondenti di realizzare servizi fotografici, dirette TV e interviste.

L’Associazione della Stampa Estera in Italia vanta il sostegno di alcuni importanti sponsor, che la affiancano nei momenti cruciali della sua esistenza e che continueranno ad essere presenti anche in questa nuova avventura: Eni e Iveco Group (main sponsor), Barilla, Campari Group, Ferrero, UniCredit, Fincantieri, ITA Airways e Autostrade per l’Italia (sponsor).
Il Caffè Faraglia, a Piazza Venezia
Per un breve periodo il Caffè Faraglia fu il luogo di incontro dei corrispondenti della Stampa Estera.
Grazie all’ospitalità e alle facilitazioni concesse dalle istituzioni, in seguito, l’Associazione ha sempre avuto una sede nel centro storico della Capitale, sebbene abbia cambiato diverse volte indirizzo.
A Piazza San Silvestro e via del Moretto
Lasciato il Caffè Faraglia e aumentando il numero dei soci, il punto di riferimento fu presso un edificio, ora abbattuto, che divideva in due piazza San Silvestro, poi in un locale sotto il porticato del Palazzo delle Poste con uscita in via della Vite.
Fino al 1929 la sede si trovava in Via del Moretto.
La sede storica di via della Mercede
Il 5 luglio 1936 fu inaugurata la nuova sede in via della Mercede con la partecipazione di rappresentanti del governo allora in carica. Questa sede ospitò la Stampa Estera per 65 anni.
Con l’aumentare dei soci, si sentì la necessità di maggiore spazio. La Stampa Estera abbandonò il piano terra dell’edificio di via della Mercede per trasferirsi nelle sale di rappresentanza al primo piano dello stesso edificio, dove furono ricavati anche degli spazi per le postazioni di lavoro.
L’11 aprile 1962, in occasione del 50° anniversario dell’Associazione furono inaugurati i nuovi locali in via della Mercede 55, con la cortese partecipazione del Presidente della Repubblica Italiana, Giovanni Gronchi che nel suo discorso pronunciò queste frasi significative:
“Questo lavoro di preparazione e di informazione dell’opinione pubblica dei vari Paesi che voi compite collaborando da qui ai vostri giornali, ha veramente, e al di là di ogni formula di convenienza una enorme importanza che io riconosco volentieri e della quale vi do atto”.
e aggiunse “… se il nome, i progressi, il valore dell’Italia è diventato come uno stato d’animo comune, molto si deve alla cura e all’obiettività con cui le notizie sono state trasmesse da qui alla stampa straniera: e di questo va dato sinceramente merito a voi.”
Per la celebrazione del 75°compleanno della sede in via della Mercede, i locali e le strutture vennero rinnovati. All’inaugurazione ha partecipato il presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Il 26 Novembre 1993 Silvio Berlusconi tenne una conferenza stampa nella sede dell’associazione, per comunicare il suo ingresso in politica. I soci presenti ricordano come il pavimento ondeggiava per il peso della massa di giornalisti presenti.

In via dell’Umiltà
Nel 2001 la Stampa Estera si trasferì in via dell’Umiltà 83. In quegli anni centinaia di ospiti illustri, dal mondo della politica, dell’economia, della cultura e dello sport scelsero la sala delle conferenze stampa per incontrare i corrispondente o per dare delle notizie importanti.
Fino a Palazzo Grazioli
Nel marzo 2024, dopo 22 anni di permanenza a via dell’Umiltà, a due passi dal Quirinale e da Fontana di Trevi, la nuova “casa” di oltre 450 corrispondenti esteri a Roma provenienti da circa 55 Paesi, diventa Palazzo Grazioli, in via del Plebiscito.
Era mercoledì 14 febbraio 1912 quando un gruppo di corrispondenti stranieri residenti a Roma inviò una breve circolare ai colleghi che lavoravano per agenzie di stampa e quotidiani esteri.
L’invito recitava:
«Invito ad intervenire tra giorni, alla riunione per la fondazione di una “Associazione fra i corrispondenti di giornali esteri in Italia”.»
Fino ad allora, da quasi trentasette anni, i giornalisti stranieri avevano fatto parte, insieme ai colleghi italiani, dell’Associazione della Stampa Periodica Italiana.
Da quella circolare ebbe inizio la storia dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, destinata a diventare nel tempo il punto di riferimento dei corrispondenti della stampa internazionale nel nostro Paese.

La prima assemblea: 17 Febbraio 1912
La prima assemblea, il 17 febbraio 1912, si svolse nello storico Caffè Faraglia (sala in fondo) che un tempo sorgeva a Piazza Venezia e i primi 14 giornalisti che risposero all’appello decisero appunto di costituire «un’Associazione sindacale fra i corrispondenti di giornali esteri in Italia», che avrebbe assunto il nome attuale.
Ognuno dei convenuti versò 2 lire (totale 28 lire) per «le prime necessarie spese di costituzione». La quota mensile rimase a 2 lire fino al 18 dicembre 1920. Passò quindi a 3 lire e nel novembre del 1921 a 4 lire. La quota di ammissione, che era di 10 lire nel febbraio 1912, venne portata a 50 lire nel dicembre dello stesso anno e rimase invariata per molto tempo.
Fu altresì nominato un Seggio Provvisorio, composto da Boudouresque, Mackenzie e Pflaum, incaricato di studiare un progetto di Statuto dell’Associazione, nonchè di annunciarne l’avvenuta costituzione «a tutti gli Enti che possono avere interesse di conoscerla».

Il verbale delle sedute dell’Assemblea del 26 e 27 febbraio 1912, durante le quali, approvato il primo progetto di Statuto dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, vennero elette anche le prime cariche sociali, riporta, verso la fine, il primo elenco dei soci, trascritto dal collega Pflaum (Deutsche Tageszeitung) nella sua garbata calligrafia «fin de siècle».
All’inizio di quella stessa Assemblea e in nome del Seggio Provvisorio, Léon Boudouresque riferì circa «i passi opportuni» fatti presso la Regia Prefettura, i Ministeri dell’Interno e degli Esteri e il decano del Corpo Diplomatico, Mr. Barrère, Ambasciatore di Francia presso il Quirinale, per annunciare in modo ufficiale la costituzione dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.
«Ovunque – dice il verbale – questa notificazione ha avuto un’accoglienza favorevolissima e non ha trovato la minima opposizione. Al contrario, i membri del Seggio Provvisorio sono stati assicurati che il R. Governo Italiano non mancherà di dare alla nuova e gradita Associazione ogni possibile appoggio morale e ogni facilitazione pratica consentita dalle Leggi».

Al Sindacato fra i Corrispondenti di Giornali in Roma venne inviata una lettera nella quale i soci della nuova Associazione esprimevano la volontà «che i rapporti fra i due Enti siano sempre ispirati alla massima concordia e cordialità, per poter lavorare utilmente insieme al compimento dei doveri che ci impone la nostra comune missione nel grande Paese di cui sentiamo l’onore di essere gli ospiti».
All’Associazione della Stampa Periodica Italiana, dalla quale provenivano alcuni dei membri fondatori del nuovo sodalizio, fu invece rivolto un saluto ufficiale: l’Assemblea Generale della Stampa Estera aveva infatti votato all’unanimità «un saluto caloroso alla Sorella primogenita, che ha tanto ben meritato della causa altissima della stampa, non solo in Italia, ma nel mondo intero…».
Nei giorni successivi all’Assemblea del 26-27 febbraio 1912, il presidente della neonata associazione Léon Boudouresque e il segretario Pflaum tornarono dal Decano del Corpo Diplomatico, visitarono le Ambasciate d’Inghilterra, Russia, Germania e Austria-Ungheria, e proseguirono le loro prese di contatto con le autorità italiane.
Fin dai primi mesi di attività, particolarmente proficui furono i rapporti con le istituzioni.
L’incontro con il Prefetto
Il prefetto, senatore Anarratone, nel corso dell’incontro con il Consiglio Direttivo «ha promesso – riferisce Pflaum – ogni suo appoggio all’Associazione della Stampa Estera, per facilitare ai soci il lavoro professionale. Specialmente si è dichiarato disposto a mettere un bollo dell’Autorità di Pubblica Sicurezza sulle nostre tessere di riconoscimento, per dare così al portatore la facoltà di passare cordoni, sbarramenti, ecc. Di questa disposizione abbiamo fatto uso».
La visita al Sindaco di Roma
Della visita al Sindaco di Roma Ernesto Nathan, che guidò il Campidoglio dal 1907 al 1913 con grande rigore e impegno amministrativo, resta testimonianza nei verbali dell’epoca. In quell’occasione il Sindaco «ebbe ad esprimere la sua gratitudine ed a raccomandare ai rappresentanti della stampa di dire sempre la verità».
La delegazione della Stampa Estera, a sua volta, manifestò a Nathan «l’intenzione di tutti i soci della Stampa Estera a fare il possibile per far apprezzare in tutto il mondo, sempre più, i pregi di Roma anche nel suo attuale sviluppo».
I rapporti con i Ministeri
Tra i primi interlocutori vi fu l’allora Ministero delle Poste e Telegrafi, che riconobbe immediatamente ai membri dell’Associazione della Stampa Estera la possibilità di usufruire di tutti i servizi della «Sala della Stampa» del Telegrafo, garantendo loro gli stessi diritti dei colleghi italiani.
Il 3 marzo 1912 il Ministro degli Esteri, marchese di San Giuliano, ricevette a Palazzo della Consulta – allora sede del Ministero – i soci fondatori Boudouresque, Pflaum e Carini, esprimendo «il suo interessamento per il lavoro professionale dei corrispondenti esteri in Roma» e dichiarandosi convinto dell’utilità della nuova Associazione.
Il 13 marzo il Ministro della Real Casa, nob. Mattioli-Pasqualini, si fece portavoce dei soci dell’A.S.E., trasmettendo ai Sovrani d’Italia «i sensi del più profondo rispetto ed i migliori auguri» da parte dell’Associazione.
Il telegramma ai Sovrani
Il 14 marzo 1912, in seguito al fallito attentato di Alba contro il Re e la Regina, la nuova Associazione della Stampa Estera inviò il suo primo telegramma ufficiale in occasione di un avvenimento della vita nazionale italiana. Il messaggio, indirizzato al Ministro della Real Casa, esprimeva ai Sovrani «vivissimo compiacimento per il pericolo felicemente scampato».
Il Ministro Mattioli rispose telegraficamente il giorno successivo: «Presidente Associazione Stampa Estera – Roma – I sentimenti molto cortesi cui è ispirato il telegramma di codesta Associazione sono giunti bene accetti alle Loro Maestà che ringraziano cordialmente del premuroso pensiero».
L’incontro con il Capo del Governo Giolitti
Dai precisi resoconti del primo Segretario dell’Associazione emerge che l’appuntamento più complesso da organizzare fu probabilmente quello con il Capo del Governo, Giovanni Giolitti, rinviato per due volte a causa di improrogabili impegni politici. Alla fine, tuttavia, anche Giolitti ebbe modo di incontrare i rappresentanti della nuova Associazione e di prendere contatto con la realtà appena costituita.

Il primo elenco dei soci venne stampato nel mese di giugno 1912, con i nominativi e le testate di 41 corrispondenti esteri. Una minuziosa annotazione del collega Pflaum informa che esso venne spedito, oltre che a tutti i soci, a 40 indirizzi di personalità ed enti vari accompagnato «con lettere o biglietti di accompagnamento».
Da allora, con cadenza annuale, l’Associazione pubblica il proprio storico Annuario, che raccoglie l’elenco dei corrispondenti esteri, informazioni sull’Associazione e le sue attività, e che, secondo una consolidata tradizione, viene inviato alle principali istituzioni italiane.
Il continuo aumento del numero dei corrispondenti esteri in Italia, parte dei quali inviava i propri servizi da Milano e da altre città del Settentrione, consigliò di istituire nel 1925 una nuova sede distaccata nel capoluogo lombardo.
Denominata in un primo tempo «Sezione di Milano», divenne in seguito la «Sezione Alta Italia dell’Associazione della Stampa Estera in Italia». Ebbe la sua prima sede in via Silvio Pellico; successivamente venne trasferita nel Palazzo delle Poste con ingresso in via Santa Maria Segreta (fino al 1986), poi in via Cordusio. Oggi si trova in via della Palla 1.
Nel 1959 l’Associazione, alla quale facevano riferimento anche i critici John Francis Lane, Melton Davis e Klaus Rühle, volle rendere omaggio al cinema italiano, all’apice della cultura mondiale in quel momento, creando un premio ad hoc sulla scia dei Golden Globes del cinema statunitense.
La prima premiazione si tenne nel 1960 e decretò la vittoria del film Un maledetto imbroglio di Pietro Germi. Nel corso degli anni, le categorie del premio vennero ampliate e furono inclusi anche i professionisti del settore, oltre che i film.
L’edizione 1981-1982 vide la partecipazione del Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
Ad oggi è considerato fra i tre più importanti premi italiani, insieme ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento.

Il 10 aprile 1974 il Consiglio Direttivo dell’Associazione, presieduto da Peter Nichols, fu invitato a incontrare il Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Durante il suo discorso, nella sua allocuzione disse:
“Voi amate l’Italia, ne studiate i problemi e contribuite a farli conoscere ai vostri Paesi. Di questo noi vi ringraziamo, convinti come siamo che, soprattutto oggi, i popoli imparino a conoscersi e a capire la loro interdipendenza anche attraverso la stampa. (…) Oggi non esistono problemi che riguardano una sola Nazione, ma ogni Paese è condizionato da quello che avviene oltre le frontiere nazionali: da qui nasce più che mai l’esigenza di arricchire il senso di solidarietà che voi raccogliete e interpretate con il vostro lavoro”.

Nel 2002 un gruppo di soci ebbe modo di constatare che il settore agroalimentare ed enogastronomico italiano rappresentava sempre più un valore importante da seguire in maniera costante e professionale. Ecco perché, nel 2002, la Stampa Estera fondò il “Gruppo del Gusto” con un programma strutturato di viaggi di approfondimento, educational e incontri su tutti i temi specifici dell’enogastronomia.
Oggi conta più di 110 giornalisti provenienti da oltre 30 Paesi.
Nel 2004 fu istituito il “Premio del Gusto”, che premia le eccellenze del settore in varie categorie.
Il 23 maggio 2011 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha accolto i rappresentanti della Stampa Estera. Rispondendo al discorso introduttivo del presidente dell’associazione, Tobias Piller, il Capo dello Stato ha confermato il sostegno e l’importanza della Stampa Estera:
“Certo, siamo un Paese complicato, dal punto di vista istituzionale, dal punto di vista politico. Io qualche volta cito quello che vari decenni fa sentii dire da un ambasciatore accreditato qui: «In Italia capire la politica è molto difficile, però non ci si annoia mai».
Non so se voi facciate ancora la “dolce vita” (naturalmente niente in contrario: qualcuno dice che in Italia c’è un’ondata di eccessivo puritanesimo, e non solo in Italia, ma in Europa…). Comunque, indipendentemente dalle vostre scelte personali e dal modo anche abbastanza sacrificato in cui dovete svolgere il vostro ruolo, bisogna mettervi nelle condizioni di farlo al meglio. Naturalmente posso parlare solo per un’istituzione: noi siamo sempre con le porte aperte e siamo pronti anche a darvi ogni sussidio di informazione e di approfondimento che possa esservi utile.”

Nel 2012 il Museo dell’Ara Pacis a Roma ospitò la mostra “L’Italia vista dal Mondo. La Stampa Estera compie 100 anni”.
Un’esposizione ricca di fotografie, documenti storici, pagine dei più importanti giornali internazionali riguardanti la storia italiana, con la politica, la cronaca, il terrorismo, la mafia, ma anche la cultura e l’arte, le eccellenze italiane, lo sport, fornì un’unica occasione per l’Italia e gli italiani di guardarsi nello specchio del mondo. Una galleria di cento ritratti di politici, artisti, studiosi, giornalisti realizzati dai reporter stranieri ricordò le principali personalità che hanno segnato la storia degli ultimi decenni di questo Paese. Inoltre tante immagini di vita quotidiana, piazze, paesaggi, enogastronomia, cinema ed una sezione speciale dedicata alla Chiesa.
Il 12 marzo 2020 i soci trovarono nella loro casella postale e nel gruppo WhatsApp questo messaggio:
Si comunica ai soci che da domani Venerdì 13 marzo ENERDÌ, in considerazione dell’ulteriore inasprimento delle misure straordinarie che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha adottato per il contenimento del COVID-19, ed in considerazione delle previsioni relative al picco atteso nei prossimi giorni nel Lazio, si rende necessario e opportuno, come misura di cautela, la chiusura temporanea della sede , fino a nuove disposizioni.
Si ricorda inoltre che oggi la sede rimarrà aperta fino alle 17:00
Certamente le attività dell’Associazione non potevano fermarsi.
La Stampa Estera Virtuale
Raccontare l’Italia in quel momento era cruciale, l’interesse delle redazioni da tutto il mondo era enorme, anche perché era sempre più evidente che quello che stava succedendo in Italia sarebbe successo anche altrove, di lì a poco. Così alcuni soci, tra cui Gustav Hofer, Esma Çakır, Alvise Armellini, Dario Menor Torres, Maarten Van Alderen, con la presidente dell’Associazione, Trisha Thomas, e l’aiuto dell’amministratrice della segreteria, Liliana Bonfiglio, le attività sono state trasferite nel gruppo Facebook “StampaEsteraSocialClub” e, con un sistema di videoconferenze semplice, insieme alle colleghe e ai colleghi della sede di Milano, è nata la sala Stampa Estera Virtuale.
Il 24 marzo 2020, alle ore 11:30, si è svolta la prima conferenza in streaming, con il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

Durante la pandemia abbiamo cercato di dare una visione più ampia possibile invitando medici, virologi, pazienti, economisti, politici, psicologi, intellettuali, imprenditori e innovatori.
Nei tre mesi di lockdown abbiamo così organizzato più di 80 incontri, dando spazio anche alle tematiche dell’agroalimentare a cura del Gruppo del Gusto e agli incontri con il mondo del cinema, organizzati dal Globo d’Oro.
Per sentirsi meno soli, ogni sabato i soci corrispondenti hanno brindato virtualmente via web.

La mostra “Lockdown Italia”
Il 30 settembre 2020 l’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è venuto alla Stampa Estera per inaugurare la mostra “Lockdown Italia – visto dalla Stampa Estera”.
La settimana successiva, l’8 ottobre 2020, i Musei Capitolini aprirono le porte alla stessa mostra fotografica, voluta dalla presidente Trisha Thomas e curata dai soci Chris Warde-Jones e Victor Sokolowicz.
Il 13 ottobre 2020 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visitato la mostra.

Con la riapertura della sede, inizialmente con numeri contingentati, le attività hanno ripreso a pieno ritmo, con alcune conferenze stampa importanti come quella del Presidente del Consiglio Mario Draghi il 31 marzo 2022, durante la quale l’ex capo della Banca Centrale Europea disse:
“In un certo senso siete gli occhi e le orecchie del resto del mondo sull’Italia, quindi il vostro ruolo è fondamentale. Questa collaborazione che il governo italiano vuole stimolare è fondamentale per lo stesso governo oltre che, ovviamente, importante per voi. Tutto ciò, naturalmente, nel rispetto della vostra indipendenza.”

Il 13 luglio 2022 la presidente della Stampa Estera, Esma Cakir ha dato il via alla prima Cena dei Corrispondenti – ispirato alla “White House Correspondents Dinner” di Washington.
Ospite era il Primo Ministro Mario Draghi, che nella cornice di Villa Aurelia. Nel suo breve discorso ha mostrato anche lui il suo lato ironico e autocritico, come richiesto dalla circostanza, raccontando una barzelletta sui banchieri in cerca di un cuore, ironizzando su se stesso.
Il Presidente del Consiglio non ha però dimenticato di menzionare i temi d’attualità: il governo, la guerra in Ucraina, la Russia, il gas, la crisi energetica, la crisi economica, il PNRR.
Ed infine ha concluso il suo discorso rivolgendosi in modo ironico ai giornalisti della Stampa Estera:
“Vi auguro di continuare così, tra un cappuccino al sole e un aperitivo in piazza. Il corrispondente in Italia, capisco, è un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”.

Per festeggiare il 110º anniversario dalla fondazione dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, il 10 ottobre 2022 è stato presentato il documentario “La Storia siamo (anche) Noi” della regista Diana Ferrero.
Un racconto corale, a più voci, dei servizi sul campo, gli scoop e le sfide di alcuni tra i più carismatici corrispondenti stranieri a Roma, dai “grandi” decani delle testate storiche ai giovani freelance che si battono ogni giorno per trovare il loro posto.
Tra gli ospiti d’onore della serata c’era anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.
Tra gli ospiti d’onore della serata c’era anche il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.
Il comunicato stampa dell’associazione pubblicato nell’occasione:
Il Presidente della Repubblica inaugura la nuova sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia
La storica organizzazione che conta 450 corrispondenti da tutto il mondo e 112 anni di vita si trasferisce al piano nobile di Palazzo Grazioli.
L’Associazione della Stampa Estera in Italia cambia casa: dopo più di vent’anni in Via dell’Umiltà, la storica organizzazione che conta 450 corrispondenti da tutto il mondo, rappresentanti di 55 Paesi e 350 media, e vanta 112 anni di vita, varcherà domani, 19 marzo, la soglia della nuova sede nel centro di Roma, il piano nobile di Palazzo Grazioli, in Via del Plebiscito.

A tagliare il nastro, insieme alla Presidente Esma Çakır, sarà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alle ore 12 (del 19 Marzo 2024). Alla cerimonia di inaugurazione sono presenti anche autorità istituzionali come Antonio Tajani, Vicepremier e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, nonché i membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione.
La nuova sede si colloca in uno degli edifici storici più importanti della Capitale, tuttora appartenente alla nobile famiglia romana dei Grazioli, con una struttura originaria risalente al Seicento, e occupa gli stessi locali che per anni sono stati residenza romana e ufficio politico dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
“Siamo orgogliosi e felici della nostra nuova sede – ha detto la Presidente Esma Çakır – che ci darà una nuova carica per raccontare al mondo l’Italia, lo splendido Paese che ci ospita con molta generosità”.
Nell’edizione speciale dell’annuario dell’Associazione, Antonio Tajani scrive, a proposito di Palazzo Grazioli: “Per me ha un significato speciale. Per tanti anni ho frequentato la casa del Presidente Berlusconi in Via del Plebiscito e lì vi sono tanti ricordi legati alla mia storia politica e personale. Rappresenta quindi per me un posto speciale, che sono sicuro porterà fortuna e tanti successi all’Associazione. I corrispondenti stranieri che lavorano nel nostro Paese svolgono un ruolo di grande rilievo nel contribuire a costruire l’immagine dell’Italia all’estero”.

È stata l’architetta Serena Mignatti a firmare la progettazione e la realizzazione della nuova sede, adattandola alle esigenze dell’Associazione.
Lo spazio, di 1.600 mq, è stato ripensato rispettando la storia del Palazzo e i vincoli della Soprintendenza. Ospita due sale per conferenze stampa, una da 80 posti, l’altra da 35, nonché un bar e una zona ristoro a disposizione dei soci e dei loro ospiti. Sono centinaia gli incontri per i media organizzati ogni anno dall’Associazione, con una stima di circa 10.000 frequentatori in presenza, senza contare quelli da remoto.
Grazie poi agli eventi organizzati dai comitati interni – il Gruppo del Gusto, il Globo d’Oro, il Gruppo Cultura, il Premio Sportivo e il neonato Gruppo economico-finanziario (EcoFin) – i corrispondenti raccontano attivamente e premiano il mondo enogastronomico del Belpaese, il cinema italiano contemporaneo, i migliori atleti e promuovono momenti di approfondimento socio-economico.

Le circa 70 postazioni di lavoro per i giornalisti sono distribuite tra vari uffici di metrature diverse, tutte realizzate con la collaborazione di artigiani locali. Il grande corridoio centrale della sede è pensato come “cuore pulsante” e non solo luogo di passaggio: sarà anche spazio di lettura, socialità e co-working. Inoltre uno studio fotografico, una sala con green screen, una sala radio e podcast consentiranno ai corrispondenti di realizzare servizi fotografici, dirette TV e interviste.

L’Associazione della Stampa Estera in Italia vanta il sostegno di alcuni importanti sponsor, che la affiancano nei momenti cruciali della sua esistenza e che continueranno ad essere presenti anche in questa nuova avventura: Eni e Iveco Group (main sponsor), Barilla, Campari Group, Ferrero, UniCredit, Fincantieri, ITA Airways e Autostrade per l’Italia (sponsor).
Il Caffè Faraglia, a Piazza Venezia
Per un breve periodo il Caffè Faraglia fu il luogo di incontro dei corrispondenti della Stampa Estera.
Grazie all’ospitalità e alle facilitazioni concesse dalle istituzioni, in seguito, l’Associazione ha sempre avuto una sede nel centro storico della Capitale, sebbene abbia cambiato diverse volte indirizzo.
A Piazza San Silvestro e via del Moretto
Lasciato il Caffè Faraglia e aumentando il numero dei soci, il punto di riferimento fu presso un edificio, ora abbattuto, che divideva in due piazza San Silvestro, poi in un locale sotto il porticato del Palazzo delle Poste con uscita in via della Vite.
Fino al 1929 la sede si trovava in Via del Moretto.
La sede storica di via della Mercede
Il 5 luglio 1936 fu inaugurata la nuova sede in via della Mercede con la partecipazione di rappresentanti del governo allora in carica. Questa sede ospitò la Stampa Estera per 65 anni.
Con l’aumentare dei soci, si sentì la necessità di maggiore spazio. La Stampa Estera abbandonò il piano terra dell’edificio di via della Mercede per trasferirsi nelle sale di rappresentanza al primo piano dello stesso edificio, dove furono ricavati anche degli spazi per le postazioni di lavoro.
L’11 aprile 1962, in occasione del 50° anniversario dell’Associazione furono inaugurati i nuovi locali in via della Mercede 55, con la cortese partecipazione del Presidente della Repubblica Italiana, Giovanni Gronchi che nel suo discorso pronunciò queste frasi significative:
“Questo lavoro di preparazione e di informazione dell’opinione pubblica dei vari Paesi che voi compite collaborando da qui ai vostri giornali, ha veramente, e al di là di ogni formula di convenienza una enorme importanza che io riconosco volentieri e della quale vi do atto”.
e aggiunse “… se il nome, i progressi, il valore dell’Italia è diventato come uno stato d’animo comune, molto si deve alla cura e all’obiettività con cui le notizie sono state trasmesse da qui alla stampa straniera: e di questo va dato sinceramente merito a voi.”
Per la celebrazione del 75°compleanno della sede in via della Mercede, i locali e le strutture vennero rinnovati. All’inaugurazione ha partecipato il presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Il 26 Novembre 1993 Silvio Berlusconi tenne una conferenza stampa nella sede dell’associazione, per comunicare il suo ingresso in politica. I soci presenti ricordano come il pavimento ondeggiava per il peso della massa di giornalisti presenti.

In via dell’Umiltà
Nel 2001 la Stampa Estera si trasferì in via dell’Umiltà 83. In quegli anni centinaia di ospiti illustri, dal mondo della politica, dell’economia, della cultura e dello sport scelsero la sala delle conferenze stampa per incontrare i corrispondente o per dare delle notizie importanti.
Fino a Palazzo Grazioli
Nel marzo 2024, dopo 22 anni di permanenza a via dell’Umiltà, a due passi dal Quirinale e da Fontana di Trevi, la nuova “casa” di oltre 450 corrispondenti esteri a Roma provenienti da circa 55 Paesi, diventa Palazzo Grazioli, in via del Plebiscito.
LE BIOGRAFIE ECCELLENTI
Tetsurō Akanegakubo – Giappone
Aveva 21 anni Tetsurō Akanegakubo quando arrivò in Italia dall’India nel 1960 alla guida di una moto che si era fatto prestare da un noto costruttore nell’ambito di un giro del mondo promozionale.
Uscire dal Giappone all’epoca era molto difficile.
La ripresa economica era appena cominciata dopo il disastro della guerra e il governo non concedeva facilmente passaporti.
Coprì subito le Olimpiadi per conto del quotidiano giapponese Mainichi Shimbun prima di organizzare mostre d’arte contemporanea italiane in Giappone.
Ritornò nel 1977 come corrispondente di altri giornali giapponesi, Shakai Shimpo, poi Nikkei.
Si sposò in seconde nozze con Machiko, una scultrice allieva del maestro figurativo Venanzo Crocetti.
John Earle – Gran Bretagna
Durante la Seconda Guerra Mondiale, John Earle ha fatto parte dei “padalci”, un corpo speciale di agenti dei servizi segreti inglesi che venivano paracadutati dietro le linee tedesche nell’ex Jugoslavia per organizzare la resistenza anti-nazista.
Ne ha scritto la storia in un bellissimo libro, Il prezzo del patriottismo, un “dovere di memoria”, pubblicato nel 2009.
Ufficiale dell’esercito britannico in Nord Africa, ferito a El Alamein, fu poi mandato in Serbia, Croazia e Montenegro.
Dopo la guerra diventò corrispondente a Roma dell’agenzia britannica Reuters dal 1962 al 1967, poi corrispondente del quotidiano The Times di Londra e Presidente della Stampa Estera nel 1978 e nel 1980 prima di stabilirsi a Trieste dove morì all’età di 92 anni.
Ågne Hamrin – Svezia
Presidente dell’Associazione nel 1962/63 copriva tutto il Mediterraneo per giornali svedesi dall’Italia.
Nell’estate del 1963, fu costretto a sollecitare un incontro da Giovanni Leone, allora Presidente di un governo “balneare” che durò 137 giorni.
Era sua intenzione ottenere un sussidio dal governo, avendo allora la Società ACCESA, proprietaria della sede dell’Associazione, chiesto un aumento cospicuo dell’affitto.
Dietro la sua domanda il Presidente gli chiede: “Lei è parente del famoso calciatore Kurt Hamrin (che fece vincere la Svezia in semifinale ai Mondiali 1958)?”, la risposta fu: “È il mio cugino”.
Non era vero per niente, ma ottenne il sussidio.
Ann-Marie Kjellander – Svezia
Ann-Marie Kjellander, svedese, è stata la prima donna a essere eletta Presidente della Stampa Estera in Italia, nel 1975, quando aveva soltanto 33 anni. Ha voluto essere chiamata “la Presidente” e non “la Presidentessa”. All’epoca, molti giornali italiani ne parlarono.
Molti anni più tardi ci sono state donne Presidenti della Camera e del Senato che, anche loro, hanno voluto essere chiamate “la Presidente”.
Durante la sua presidenza ha portato i corrispondenti in visita dal Papa, in occasione dell’Anno Santo del 1975. Ann-Marie non solo era protestante, ma anche ragazza madre. Inoltre, nel suo consiglio direttivo c’era un corrispondente sovietico, il primo a essere presentato e salutato da un Papa.
Per l’epoca fu una piccola rivoluzione.
Alla fine del 1995 smise di fare la giornalista e diventò sovrintendente di Villa San Michele a Capri e anche viceconsole di Svezia, incarico che avrebbe ricoperto per otto anni.
Erich B. Kusch – Germania
Uno dei soci più illustri e rappresentativi nella storia della Stampa Estera è stato certamente il giornalista tedesco Erich Kusch, eletto Presidente dell’Associazione per ben sei mandati. Corrispondente in Italia per oltre 55 anni di prestigiose testate e emittenti tedesche, tra cui Handelsblatt, Südwestfunk e la radio-televisione pubblica ARD, fu autore di numerosi libri e approfondimenti dedicati all’Italia e alle relazioni italo-tedesche.
Nato a Trieste nel 1930 da padre tedesco e madre italiana, fece studi di economia politica e di arte nelle università di Bonn e Firenze prima di stabilirsi a Roma nel 1955.
L’anno successivo fu inviato, quale corrispondente di guerra, in Egitto durante la crisi di Suez.
Nel 1961 fu il primo tedesco a raggiungere il Polo Sud con una spedizione americana.
Molto vicino al Vaticano, fu sepolto nel santo cimitero tedesco dello Stato Pontificio dopo la sua morte, il 22 febbraio 2010, all’età di 79 anni.

Joaquín Navarro-Valls – Spagna
Chirurgo e laureato in psichiatria, Joaquín Navarro-Valls è stato a lungo corrispondente di giornali spagnoli in Italia prima di diventare Direttore della Sala Stampa del Vaticano dal 1984 al 2006 e portavoce di Giovanni Paolo II, al quale era legato da grande stima e rispetto.
Dopo gli studi nella “Deutsche Schule” di Cartagena, la sua città natale in Spagna, frequenta la facoltà di medicina delle università di Granada e di Barcellona, laureandosi con summa cum laude nel 1961 prima di ottenere un dottorato in Psichiatria. Contemporaneamente si laurea in Scienze della comunicazione nel 1980. Inviato in Italia per i giornali spagnoli Nuestro Tiempo, poi ABC di Madrid, fu eletto Presidente dell’Associazione Stampa Estera negli anni 1983 e 1984.
Di profonda fede cattolica, membro laico della prelatura dell’Opus Dei, fu membro della delegazione del Vaticano in differenti conferenze internazionali tra il 1994 e il 1996, nonché ospite di varie conferenze internazionali di psichiatria e comunicazioni.
All’elezione di Benedetto XVI, presentò le sue dimissioni da portavoce del Vaticano, rimanendo tuttavia in carica per oltre un anno.
Peter Nichols – Gran Bretagna
Leggendario corrispondente del The Times in Italia, Peter Nichols aveva una conoscenza profonda della vita politica italiana.
Scrisse molti libri sul Bel Paese, tra cui Italia, Italia, pubblicata nel 1975.
Cominciava così: “Dire che gli uomini politici sono in Italia una classe a parte è come dire che il Chianti è un liquido. Non si dice metà della verità e assolutamente niente del suo significato o effetto. Del mondo in generale non sanno parlare il linguaggio”.
Come Presidente dell’Associazione nel 1974, fu il primo ad invitare ed ospitare Giovanni Agnelli alla Stampa Estera per una conferenza.
Jacques Nobécourt – Francia
Per nove anni, Jacques Nobécourt è stato “la voce della Francia” in Italia.
Corrispondente del quotidiano Le Monde a Roma dal 1965 al 1974, è stato un osservatore attento della società di quest’epoca, tragicamente marcata dall’inizio degli “anni di piombo”.
I suoi articoli erano critici e senza compiacimento per il potere.
Nei suoi libri, denunciava uno Stato “per metà piemontese e per metà borbone” che non riusciva ad inserirsi in un’Europa moderna.
Cercava però di spiegare ai suoi lettori senza pregiudizi e senza semplificazioni facili un paese che ha amato appassionatamente.
Marcelle Padovani – Francia
“Appena ho saputo che un magistrato siciliano cercava di far parlare il pentito Tommaso Buscetta, mi sono precipitata a Palermo per intervistarlo”.
Era nel 1984. È così che Marcelle Padovani, corrispondente per l’Italia del settimanale francese di sinistra Le Nouvel Observateur e dal 1974 socia dell’Associazione della Stampa Estera, incontra per la prima volta Giovanni Falcone, magistrato del pool antimafia.
Un incontro breve, il primo, seguito però da numerosi altri.
Cerca di convincerlo della necessità di scrivere un libro-bilancio della sua profonda conoscenza di Cosa Nostra. Ci vollero sette anni.
Poi arrivò il momento quando, nel febbraio 1991, Giovanni Falcone le annunciò la sua decisione irremovibile di lasciare Palermo: “Ho reagito con grande velocità, mandandogli il giorno stesso una scaletta di conversazione per temi, in vista di un libro che, dicevo, non poteva non essere scritto in quel periodo di tempi sospesi tra Palermo e Roma. Facemmo una ventina di pranzi-conversazione e all’inizio di luglio partii per le Dolomiti con il mio malloppo e la ferma intenzione di scrivere il libro in un mese. Quando ebbi finito, fine agosto, Falcone mi venne a trovare in montagna per leggere il manoscritto in francese”.
Feci poche correzioni e il libro uscì a Parigi a inizio ottobre con il titolo: Cosa Nostra: le juge et les hommes d’honneur. Rizzoli lo fece uscire in lingua italiana a novembre con il titolo scelto da Falcone: Cose di Cosa Nostra. È stato tradotto in 32 lingue e vendute più di un milione di copie.
Alessandro Pistolesi – Italia
Se l’Associazione della Stampa Estera in Italia è cresciuta e ha migliorato i suoi servizi durante l’ultimo secolo, molto è dovuto alla determinazione e alla caparbietà di Alessandro Pistolesi.
Discendente dello scrittore Alessandro Manzoni, Pistolesi nacque a Lecco nel 1920. Trascorse l’adolescenza in Spagna al seguito del padre, addetto militare all’Ambasciata dell’Italia fascista. Rientrato temporaneamente in Italia, Sandro studiò Chimica, per poi ritornare in Spagna. Qui però, nel frattempo, il Fronte Popolare aveva vinto le elezioni e padre e figlio si ritrovarono nelle carceri repubblicane. Di nuovo libero durante il franchismo, il giovane Sandro studiò giornalismo nella Scuola Ufficiale di Giornalismo di Madrid, l’unica esistente in tutta la Spagna. Tornò poi in Italia come corrispondente di varie testate, tra le quali l’agenzia Pyresa, l’agenzia d’informazione del regime franchista. Dopo la dittatura collaborò con il settimanale Epoca e con la radio Antena 3.
Peter Tompkins – Stati Uniti
Figlio di una facoltosa famiglia americana della Georgia, Peter Tompkins ha lavorato come corrispondente di guerra in Italia per il New York Herald Tribune dal 1939.
Cinque anni più tardi ha cambiato mestiere, tornando a Roma come agente segreto dell’Office of Strategic Services (OSS) per organizzare una rete di informatori al servizio degli Alleati.
“Mi ero arruolato come volontario nell’OSS per una ragione semplice e del tutto politica: era necessario sconfiggere il nazifascismo, che, come democratici americani, aborrivamo per la sua ideologia” ha spiegato in uno dei suoi libri.
Si nascose in una stanza segreta di Palazzo Lovatelli nel centro di Roma, dalla quale riuscì a coordinare una rete di una sessantina di osservatori, che fornirono informazioni cruciali sui movimenti delle truppe tedesche al contingente alleato ad Anzio. A seguito di una delazione, 15 dei suoi collaboratori furono catturati e fucilati alle Fosse Ardeatine, ed altri ancora a La Storta, mentre i soldati tedeschi si ritiravano da Roma.
Dopo la guerra è tornato a Roma per coprire le elezioni del 1948 per CBS, assunto dal leggendario giornalista d’inchiesta Edward R. Murrow. Ha scritto libri sulla Seconda guerra mondiale, molto critici nei confronti dei vertici dell’OSS e dell’alleato britannico, oltre che su La magia degli obelischi e La vita segreta delle piante.
Gore Vidal – Stati Uniti
Scrittore, saggista, sceneggiatore di Ben-Hur, drammaturgo nonché autore di romanzi gialli, Gore Vidal è stato anche membro, come pubblicista, dell’Associazione della Stampa Estera durante i suoi trent’anni trascorsi in Italia.
Tra due saggi e sceneggiature, ha fatto programmi di radio e TV.
Lasciò l’Italia dopo la morte del suo compagno Howard Austen nel 2005, vendendo la sua bella villa “La Rondinaia” di Ravello dove trascorse la maggior parte del suo soggiorno italiano.
Victor Wolfgang von Hagen – Stati Uniti
Esploratore, storico, archeologo, antropologo ed autore di libri di viaggio, Victor Wolfgang von Hagen si è iscritto alla Stampa Estera nel 1958 come corrispondente del North American Newspaper Alliance.
Fra il 1940 e il 1965 ha viaggiato nelle regioni più impervie del Sud America, insieme a sua moglie, Christine. Ne è nata una serie di libri sulle antiche popolazioni degli Inca, dei Maya e degli Aztechi, che gli è valsa una fama internazionale.
Per il suo libro Le strade che portavano a Roma lo scrittore americano ha seguito le antiche strade romane per circa 50.000 chilometri e cinque anni.
Il risultato è stato il primo studio sistematico del sistema viario degli antichi romani da quello preparato per l’imperatore Caracalla nel terzo secolo dopo Cristo.
Tullia Zevi – Italia
È passata dall’arpa, nell’orchestra di Frank Sinatra, alla Lettera 32.
Tullia Zevi ha cominciato a lavorare come giornalista, per la radio della NBC, da esule a New York durante la guerra. Lì ha sposato suo marito, l’architetto e critico d’arte Bruno Zevi.
Rientrata in Italia nel 1946, ha cominciato a lavorare per Religious News Service e la Jewish Telegraphic Agency, iscrivendosi poi alla Stampa Estera nel 1951. Più tardi ha lavorato per il quotidiano d’Israele Maariv, in una carriera che l’ha portata a Norimberga a seguire il processo ai gerarchi nazisti, a Gerusalemme per quello di Adolf Eichmann, e in molti paesi del Medio Oriente, che accettavano più facilmente un’inviata ebraica col passaporto italiano.
“Il giornalismo è stata una bella vita” ha confidato a un nostro collega.
Da presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia ha firmato un concordato con lo Stato italiano, simile a quello negoziato negli stessi anni fra il Vaticano e il governo di Bettino Craxi.
Nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro le assegna il titolo di Cavaliere di Gran Croce, la massima onorificenza italiana.
Tetsurō Akanegakubo – Giappone
Aveva 21 anni Tetsurō Akanegakubo quando arrivò in Italia dall’India nel 1960 alla guida di una moto che si era fatto prestare da un noto costruttore nell’ambito di un giro del mondo promozionale.
Uscire dal Giappone all’epoca era molto difficile.
La ripresa economica era appena cominciata dopo il disastro della guerra e il governo non concedeva facilmente passaporti.
Coprì subito le Olimpiadi per conto del quotidiano giapponese Mainichi Shimbun prima di organizzare mostre d’arte contemporanea italiane in Giappone.
Ritornò nel 1977 come corrispondente di altri giornali giapponesi, Shakai Shimpo, poi Nikkei.
Si sposò in seconde nozze con Machiko, una scultrice allieva del maestro figurativo Venanzo Crocetti.
John Earle – Gran Bretagna
Durante la Seconda Guerra Mondiale, John Earle ha fatto parte dei “padalci”, un corpo speciale di agenti dei servizi segreti inglesi che venivano paracadutati dietro le linee tedesche nell’ex Jugoslavia per organizzare la resistenza anti-nazista.
Ne ha scritto la storia in un bellissimo libro, Il prezzo del patriottismo, un “dovere di memoria”, pubblicato nel 2009.
Ufficiale dell’esercito britannico in Nord Africa, ferito a El Alamein, fu poi mandato in Serbia, Croazia e Montenegro.
Dopo la guerra diventò corrispondente a Roma dell’agenzia britannica Reuters dal 1962 al 1967, poi corrispondente del quotidiano The Times di Londra e Presidente della Stampa Estera nel 1978 e nel 1980 prima di stabilirsi a Trieste dove morì all’età di 92 anni.
Ågne Hamrin – Svezia
Presidente dell’Associazione nel 1962/63 copriva tutto il Mediterraneo per giornali svedesi dall’Italia.
Nell’estate del 1963, fu costretto a sollecitare un incontro da Giovanni Leone, allora Presidente di un governo “balneare” che durò 137 giorni.
Era sua intenzione ottenere un sussidio dal governo, avendo allora la Società ACCESA, proprietaria della sede dell’Associazione, chiesto un aumento cospicuo dell’affitto.
Dietro la sua domanda il Presidente gli chiede: “Lei è parente del famoso calciatore Kurt Hamrin (che fece vincere la Svezia in semifinale ai Mondiali 1958)?”, la risposta fu: “È il mio cugino”.
Non era vero per niente, ma ottenne il sussidio.
Ann-Marie Kjellander – Svezia
Ann-Marie Kjellander, svedese, è stata la prima donna a essere eletta Presidente della Stampa Estera in Italia, nel 1975, quando aveva soltanto 33 anni. Ha voluto essere chiamata “la Presidente” e non “la Presidentessa”. All’epoca, molti giornali italiani ne parlarono.
Molti anni più tardi ci sono state donne Presidenti della Camera e del Senato che, anche loro, hanno voluto essere chiamate “la Presidente”.
Durante la sua presidenza ha portato i corrispondenti in visita dal Papa, in occasione dell’Anno Santo del 1975. Ann-Marie non solo era protestante, ma anche ragazza madre. Inoltre, nel suo consiglio direttivo c’era un corrispondente sovietico, il primo a essere presentato e salutato da un Papa.
Per l’epoca fu una piccola rivoluzione.
Alla fine del 1995 smise di fare la giornalista e diventò sovrintendente di Villa San Michele a Capri e anche viceconsole di Svezia, incarico che avrebbe ricoperto per otto anni.
Erich B. Kusch – Germania
Uno dei soci più illustri e rappresentativi nella storia della Stampa Estera è stato certamente il giornalista tedesco Erich Kusch, eletto Presidente dell’Associazione per ben sei mandati. Corrispondente in Italia per oltre 55 anni di prestigiose testate e emittenti tedesche, tra cui Handelsblatt, Südwestfunk e la radio-televisione pubblica ARD, fu autore di numerosi libri e approfondimenti dedicati all’Italia e alle relazioni italo-tedesche.
Nato a Trieste nel 1930 da padre tedesco e madre italiana, fece studi di economia politica e di arte nelle università di Bonn e Firenze prima di stabilirsi a Roma nel 1955.
L’anno successivo fu inviato, quale corrispondente di guerra, in Egitto durante la crisi di Suez.
Nel 1961 fu il primo tedesco a raggiungere il Polo Sud con una spedizione americana.
Molto vicino al Vaticano, fu sepolto nel santo cimitero tedesco dello Stato Pontificio dopo la sua morte, il 22 febbraio 2010, all’età di 79 anni.

Joaquín Navarro-Valls – Spagna
Chirurgo e laureato in psichiatria, Joaquín Navarro-Valls è stato a lungo corrispondente di giornali spagnoli in Italia prima di diventare Direttore della Sala Stampa del Vaticano dal 1984 al 2006 e portavoce di Giovanni Paolo II, al quale era legato da grande stima e rispetto.
Dopo gli studi nella “Deutsche Schule” di Cartagena, la sua città natale in Spagna, frequenta la facoltà di medicina delle università di Granada e di Barcellona, laureandosi con summa cum laude nel 1961 prima di ottenere un dottorato in Psichiatria. Contemporaneamente si laurea in Scienze della comunicazione nel 1980. Inviato in Italia per i giornali spagnoli Nuestro Tiempo, poi ABC di Madrid, fu eletto Presidente dell’Associazione Stampa Estera negli anni 1983 e 1984.
Di profonda fede cattolica, membro laico della prelatura dell’Opus Dei, fu membro della delegazione del Vaticano in differenti conferenze internazionali tra il 1994 e il 1996, nonché ospite di varie conferenze internazionali di psichiatria e comunicazioni.
All’elezione di Benedetto XVI, presentò le sue dimissioni da portavoce del Vaticano, rimanendo tuttavia in carica per oltre un anno.
Peter Nichols – Gran Bretagna
Leggendario corrispondente del The Times in Italia, Peter Nichols aveva una conoscenza profonda della vita politica italiana.
Scrisse molti libri sul Bel Paese, tra cui Italia, Italia, pubblicata nel 1975.
Cominciava così: “Dire che gli uomini politici sono in Italia una classe a parte è come dire che il Chianti è un liquido. Non si dice metà della verità e assolutamente niente del suo significato o effetto. Del mondo in generale non sanno parlare il linguaggio”.
Come Presidente dell’Associazione nel 1974, fu il primo ad invitare ed ospitare Giovanni Agnelli alla Stampa Estera per una conferenza.
Jacques Nobécourt – Francia
Per nove anni, Jacques Nobécourt è stato “la voce della Francia” in Italia.
Corrispondente del quotidiano Le Monde a Roma dal 1965 al 1974, è stato un osservatore attento della società di quest’epoca, tragicamente marcata dall’inizio degli “anni di piombo”.
I suoi articoli erano critici e senza compiacimento per il potere.
Nei suoi libri, denunciava uno Stato “per metà piemontese e per metà borbone” che non riusciva ad inserirsi in un’Europa moderna.
Cercava però di spiegare ai suoi lettori senza pregiudizi e senza semplificazioni facili un paese che ha amato appassionatamente.
Marcelle Padovani – Francia
“Appena ho saputo che un magistrato siciliano cercava di far parlare il pentito Tommaso Buscetta, mi sono precipitata a Palermo per intervistarlo”.
Era nel 1984. È così che Marcelle Padovani, corrispondente per l’Italia del settimanale francese di sinistra Le Nouvel Observateur e dal 1974 socia dell’Associazione della Stampa Estera, incontra per la prima volta Giovanni Falcone, magistrato del pool antimafia.
Un incontro breve, il primo, seguito però da numerosi altri.
Cerca di convincerlo della necessità di scrivere un libro-bilancio della sua profonda conoscenza di Cosa Nostra. Ci vollero sette anni.
Poi arrivò il momento quando, nel febbraio 1991, Giovanni Falcone le annunciò la sua decisione irremovibile di lasciare Palermo: “Ho reagito con grande velocità, mandandogli il giorno stesso una scaletta di conversazione per temi, in vista di un libro che, dicevo, non poteva non essere scritto in quel periodo di tempi sospesi tra Palermo e Roma. Facemmo una ventina di pranzi-conversazione e all’inizio di luglio partii per le Dolomiti con il mio malloppo e la ferma intenzione di scrivere il libro in un mese. Quando ebbi finito, fine agosto, Falcone mi venne a trovare in montagna per leggere il manoscritto in francese”.
Feci poche correzioni e il libro uscì a Parigi a inizio ottobre con il titolo: Cosa Nostra: le juge et les hommes d’honneur. Rizzoli lo fece uscire in lingua italiana a novembre con il titolo scelto da Falcone: Cose di Cosa Nostra. È stato tradotto in 32 lingue e vendute più di un milione di copie.
Alessandro Pistolesi – Italia
Se l’Associazione della Stampa Estera in Italia è cresciuta e ha migliorato i suoi servizi durante l’ultimo secolo, molto è dovuto alla determinazione e alla caparbietà di Alessandro Pistolesi.
Discendente dello scrittore Alessandro Manzoni, Pistolesi nacque a Lecco nel 1920. Trascorse l’adolescenza in Spagna al seguito del padre, addetto militare all’Ambasciata dell’Italia fascista. Rientrato temporaneamente in Italia, Sandro studiò Chimica, per poi ritornare in Spagna. Qui però, nel frattempo, il Fronte Popolare aveva vinto le elezioni e padre e figlio si ritrovarono nelle carceri repubblicane. Di nuovo libero durante il franchismo, il giovane Sandro studiò giornalismo nella Scuola Ufficiale di Giornalismo di Madrid, l’unica esistente in tutta la Spagna. Tornò poi in Italia come corrispondente di varie testate, tra le quali l’agenzia Pyresa, l’agenzia d’informazione del regime franchista. Dopo la dittatura collaborò con il settimanale Epoca e con la radio Antena 3.
Peter Tompkins – Stati Uniti
Figlio di una facoltosa famiglia americana della Georgia, Peter Tompkins ha lavorato come corrispondente di guerra in Italia per il New York Herald Tribune dal 1939.
Cinque anni più tardi ha cambiato mestiere, tornando a Roma come agente segreto dell’Office of Strategic Services (OSS) per organizzare una rete di informatori al servizio degli Alleati.
“Mi ero arruolato come volontario nell’OSS per una ragione semplice e del tutto politica: era necessario sconfiggere il nazifascismo, che, come democratici americani, aborrivamo per la sua ideologia” ha spiegato in uno dei suoi libri.
Si nascose in una stanza segreta di Palazzo Lovatelli nel centro di Roma, dalla quale riuscì a coordinare una rete di una sessantina di osservatori, che fornirono informazioni cruciali sui movimenti delle truppe tedesche al contingente alleato ad Anzio. A seguito di una delazione, 15 dei suoi collaboratori furono catturati e fucilati alle Fosse Ardeatine, ed altri ancora a La Storta, mentre i soldati tedeschi si ritiravano da Roma.
Dopo la guerra è tornato a Roma per coprire le elezioni del 1948 per CBS, assunto dal leggendario giornalista d’inchiesta Edward R. Murrow. Ha scritto libri sulla Seconda guerra mondiale, molto critici nei confronti dei vertici dell’OSS e dell’alleato britannico, oltre che su La magia degli obelischi e La vita segreta delle piante.
Gore Vidal – Stati Uniti
Scrittore, saggista, sceneggiatore di Ben-Hur, drammaturgo nonché autore di romanzi gialli, Gore Vidal è stato anche membro, come pubblicista, dell’Associazione della Stampa Estera durante i suoi trent’anni trascorsi in Italia.
Tra due saggi e sceneggiature, ha fatto programmi di radio e TV.
Lasciò l’Italia dopo la morte del suo compagno Howard Austen nel 2005, vendendo la sua bella villa “La Rondinaia” di Ravello dove trascorse la maggior parte del suo soggiorno italiano.
Victor Wolfgang von Hagen – Stati Uniti
Esploratore, storico, archeologo, antropologo ed autore di libri di viaggio, Victor Wolfgang von Hagen si è iscritto alla Stampa Estera nel 1958 come corrispondente del North American Newspaper Alliance.
Fra il 1940 e il 1965 ha viaggiato nelle regioni più impervie del Sud America, insieme a sua moglie, Christine. Ne è nata una serie di libri sulle antiche popolazioni degli Inca, dei Maya e degli Aztechi, che gli è valsa una fama internazionale.
Per il suo libro Le strade che portavano a Roma lo scrittore americano ha seguito le antiche strade romane per circa 50.000 chilometri e cinque anni.
Il risultato è stato il primo studio sistematico del sistema viario degli antichi romani da quello preparato per l’imperatore Caracalla nel terzo secolo dopo Cristo.
Tullia Zevi – Italia
È passata dall’arpa, nell’orchestra di Frank Sinatra, alla Lettera 32.
Tullia Zevi ha cominciato a lavorare come giornalista, per la radio della NBC, da esule a New York durante la guerra. Lì ha sposato suo marito, l’architetto e critico d’arte Bruno Zevi.
Rientrata in Italia nel 1946, ha cominciato a lavorare per Religious News Service e la Jewish Telegraphic Agency, iscrivendosi poi alla Stampa Estera nel 1951. Più tardi ha lavorato per il quotidiano d’Israele Maariv, in una carriera che l’ha portata a Norimberga a seguire il processo ai gerarchi nazisti, a Gerusalemme per quello di Adolf Eichmann, e in molti paesi del Medio Oriente, che accettavano più facilmente un’inviata ebraica col passaporto italiano.
“Il giornalismo è stata una bella vita” ha confidato a un nostro collega.
Da presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia ha firmato un concordato con lo Stato italiano, simile a quello negoziato negli stessi anni fra il Vaticano e il governo di Bettino Craxi.
Nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro le assegna il titolo di Cavaliere di Gran Croce, la massima onorificenza italiana.