Il 13 ottobre un gruppo di soci ha visitato l’Istituto Centrale per il Restauro, uno dei luoghi più prestigiosi al mondo per la conservazione e il restauro del patrimonio culturale.
Ad accompagnare i giornalisti in questo viaggio nella storia e nelle attività dell’Istituto è stata Federica Giacomini, direttrice della Scuola di Alta Formazione e Studio dell’ICR per la sede di Roma, che ha illustrato le origini, la missione e il ruolo internazionale di un’istituzione che ha contribuito in modo decisivo a definire la moderna cultura del restauro.
Fondato nel 1939, l’Istituto Centrale per il Restauro nasce con una visione innovativa: superare l’idea del restauro come semplice intervento artigianale e trasformarlo in una disciplina fondata sul dialogo tra storia dell’arte, scienze, tecnologia e competenze tecniche. Una concezione legata in particolare alla figura di Cesare Brandi, primo direttore dell’Istituto e teorico del restauro, il cui pensiero ha influenzato profondamente la conservazione dei beni culturali in Italia e nel mondo.
Da oltre ottant’anni, l’ICR rappresenta un punto di riferimento per lo studio, la diagnosi, la conservazione e il recupero di opere d’arte e manufatti di grande valore storico e artistico. Dipinti, sculture, reperti archeologici e materiali di diversa natura vengono esaminati attraverso indagini scientifiche e interventi mirati, con l’obiettivo di preservarne la materia, la storia e l’identità, trasmettendoli alle generazioni future.
Ma l’Istituto non è soltanto un centro di eccellenza per il restauro: è anche un luogo fondamentale per la formazione dei professionisti di domani. Nella sua Scuola di Alta Formazione e Studio, gli studenti seguono un percorso quinquennale che integra discipline storico-artistiche, conoscenze scientifiche, attività di laboratorio e cantieri didattici. Una preparazione altamente specializzata, nella quale la teoria si confronta continuamente con la pratica e ogni intervento richiede studio, precisione e responsabilità.
La visita è proseguita nei laboratori, dove i partecipanti hanno potuto osservare da vicino ambienti e attività normalmente riservati agli specialisti. Particolare interesse hanno suscitato i laboratori dedicati ai materiali organici e ai reperti provenienti dagli scavi archeologici, dove il lavoro dei restauratori deve confrontarsi con oggetti spesso fragili, deteriorati dal tempo e dalle condizioni di conservazione
Il percorso ha permesso di conoscere anche gli interventi sui manufatti in cuoio e sui supporti tessili e le tecniche utilizzate per studiare, consolidare e conservare materiali tanto diversi tra loro.










