Stampa Estera Italia

Storia Storie

Le biografie eccellenti

Oltre 5.500 corrispondenti si sono avvicendati negli oltre cent’anni trascorsi dalla fondazione dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.
Molte cose sono cambiate nel mondo, in Italia, nella società. Nella storia dell’Associazione però, alcuni personaggi, passati o presenti, sono rimasti nella memoria collettiva, come un filo rosso di una storia comune. Si tratta di personaggi dall’esistenza quantomeno curiosa se non addirittura eccezionale.

 

Joaquín Navarro-Valls
SPAGNA
Il portavoce di Giovanni Paolo II

Chirurgo e laureato in psichiatria, Joaquín Navarro-Valls è stato a lungo corrispondente di giornali spagnoli in Italia prima di diventare Direttore della Stampa del Vaticano dal 1984 al 2006 e portavoce di Giovanni Paolo II, al quale era legato da grande stima e rispetto.
Dopo gli studi nella Deusche Schule di Cartagena, la sua città natale in Spagna, frequenta la facoltà di medicina delle università di Granada e di Barcellona, laureandosi summa cum laude nel 1961 prima di ottenere un dottorato in Psichiatria. Contemporaneamente si laurea in Scienze della comunicazione nel 1980.
Inviato in Italia per i giornali spagnoli Nuestro Tiempo, poi ABC di Madrid, fu eletto Presidente dell’Associazione Stampa Estera negli anni 1983 e 1984.
Di profonda fede cattolica, membro laico della prelatura dell’Opus Dei, fu membro della delegazione del Vaticano in diverse conferenze internazionali tra il 1994 e il 1996, nonchè ospite di molti incontri di psichiatria e comunicazioni.
All’elezione di Benedetto XVI, presentò le sue dimissioni da portavoce del Vaticano, rimanendo tuttavia in carica per oltre un anno.

 

Gore Vidal
STATI UNITI
Lo scrittore che amava l’Italia

Scrittore, saggista, sceneggiatore di Ben Hur, drammaturgo nonchè autore di romanzi gialli, Gore Vidal, deceduto il 31 luglio scorso a Los Angeles all’età di 87 anni, faceva parte della generazione di Norman Mailer e Truman Capote. È stato anche membro, come pubblicista, dell’Associazione della Stampa Estera durante i trent’anni che ha trascorso in Italia. “Enfant terrible” della cultura americana, a soli 22 anni avrebbe stupito l’America puritana con il suo romanzo La statua di sale, storia di un giovane della media borghesia sudista, innamorato del suo migliore amico. Tra saggi e sceneggiature, ha fatto anche programmi per radio e TV. Lasciò l’Italia dopo la morte del suo compagno Howard Austen nel 2005. L’anno scorso è stata venduta la sua bella villa “La Rondinaia” di Ravello dove Gore Vidal ha trascorso la maggior parte della sua vita in Italia.

 

Erich Kusch
GERMANIA
Il gentiluomo tedesco

Uno dei soci più blasonati della Stampa Estera sicuramente è stato il tedesco Erich Kush, sei volte Presidente, per 55 anni corrispondente di media prestigiosi come Handelsblatt, la Suedwestfunk radio e la televisione ARD, autore di numerosi libri di analisi sull’Italia e sulle relazioni italo-tedesche.

Nato a Trieste nel 1930 da padre tedesco e madre italiana, fece studi di economia politica e di arte nelle università di Bonn e Firenze prima di stabilirsi a Roma nel 1955. L’anno successivo fu inviato in Egitto durante la crisi di Suez come corrispondente di guerra. Nel 1961 fu il primo tedesco a raggiungere il Polo Sud con una spedizione americana. Grande amico dell’Italia, ne ha avuto molti riconoscimenti, tra cui il Premio città di Roma, mentre la Germania lo ha insignito della Croce al merito per il suo contributo alle relazioni italo-tedesche. Molto vicino al Vaticano, dopo sua morte, il 22 febbraio 2010 all’età di 79 anni, fu sepolto nel cimitero tedesco dello Stato Pontificio.

 

Jacques Nobécourt

FRANCIA

La “voce della Francia”

Nato a Rouen nel 1923, una volta finiti gli studi segue le tracce del padre giornalista.

Per nove anni, Jacques Nobécourt è stato “la voce della Francia” in Italia.

Corrispondente del quotidiano Le Monde a Roma da 1965 a 1974, è stato un osservatore attento della società della sua epoca, tragicamente marcata dall’inizio degli “anni di piombo”. I suoi articoli erano critici e senza compiacimento per il potere. Nei suoi libri, denunciava uno Stato “per metà piemontese e per metà borbone” che non riusciva ad inserirsi in un’Europa moderna. Cercava però di spiegare ai suoi lettori, senza pregiudizi e senza semplificazioni facili, un paese che ha amato appassionatamente. Il suo libro L’Italia al vivo racconta con arguzie ma anche con tanto affetto i luoghi comuni e i più radicati pregiudizi sul Bel Paese. Sua, la famosa frase “Guardatevi da coloro che della situazione italiana hanno capito tutto e te la spiegano in modo chiaro. Sono certamente mal informati”.

 

Marcelle Padovani

FRANCIA

“Cose di Cosa Nostra”

Corrispondente del settimanale francese Le Nouvel Observateur, socia della Stampa Estera dal 1974 e per due volte Presidente dell’Associazione, Marcelle Padovani è un’osservatrice attenta della vita politica italiana. Nel 1984, appena saputo che Giovanni Falcone stava cercando di far parlare il pentito Tommaso Buscetta a Palermo, si precipitò per incontrarlo e proporgli di participare alla stesura di un libro-bilancio sulla sua profonda conoscenza di Cosa Nostra.

Ci vollero sette anni. Poi nel febbraio 1991, quando Giovanni Falcone le annunciò la sua decisione irremovibile di lasciare Palermo, reagi con grande velocità, mandandogli il giorno stesso una scaletta di conversazioni per temi. “Facemmo una ventina di pranzi-conversazione e all’inizio di luglio partii per le Dolomiti con il mio malloppo. Quando ebbi finito il libro, a fine agosto, Falcone mi venne trovare in montagna per leggere il manoscritto in francese. Feci poche correzioni e il libro usci a Parigi all’inizio di ottobre con il titolo: Cosa Nostra: le juge et les hommes d’honneur”.

Rizzoli lo pubblicò in Italia a novembre con un titolo scelto da Falcone: Cose di Cosa Nostra. È stato tradotto in 32 lingue e ha venduto più di un milione di copie.

 

John Earle

GRAN BRETAGNA

L’agente anti-nazi diventato giornalista

Durante la Seconda Guerra Mondiale, John Earle ha fatto parte dei padalci, un corpo speciale di agenti dei servizi segreti inglesi che venivano paracadutati dietro le linee tedesche nell’ex-Yugoslavia per organizzare la resistenza anti-nazi. Ne ha scritto la storia in un bellissimo libro, Il prezzo del patriottismo, pubblicato nel 2009,

un “dovere di memoria”, come egli stesso afferma. Ufficiale dell’esercito britannico in Nord Africa, ferito a El Alamein, fu poi mandato in Serbia, Croazia e Montenegro.

Dopo la guerra diventò corrispondente a Roma dal 1962 al 1967 dell’agenzia britannica Reuters, poi corrispondente del quotidiano The Times di Londra e Presidente della Stampa Estera nel 1978 e nel 1980 prima di stabilirsi a Trieste dove si è spento nel 2013, ultranovantenne.

 

Peter Nichols

GRAN BRETAGNA

“Italia, Italia”

 

Corrispondente di The Times in Italia, Peter Nichols aveva una conoscenza profonda della vita politica italiana. Scrisse molti libri sul Bel Paese, tra cui Italia, Italia, pubblicato nel 1975. Cominciava cosi: “Dire che gli uomini politici sono in Italia una classe a parte è come dire che il Chianti è un liquido. Non si dice metà della verità e assolutamente niente del suo significato o effetto. Del mondo in generale non sanno parlare il linguaggio”.

Come Presidente dell’Associazione nel 1974, fu il primo ad invitare ed ospitare Giovanni Agnelli alla Stampa Estera per una conferenza.

Molti altri i suoi libri dedicati all’Italia: Rosso Cardinale, La scelta italiana, che sottolineano il suo profondo legame con un Paese che conosceva tanto intimamente.

 

Agne Hamrin

SVEZIA

Il cugino calciatore

 

Presidente dell’Associazione nel 1962/63, copriva tutto il Mediterraneo dall’Italia per il prestigioso quotidiano svedese Dagens Nyheter.

È anche autore di svariati libri sull’Italia, molto amati dai lettori svedesi. Tra questi un titolo che parafrasa Massimo d’Azeglio: “Adesso che è stata fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani”. Nell’estate del 63 fu costretto a sollecitare un’incontro a Giovanni Leone, allora Presidente di un governo “balneare” che durò 137 giorni. Era sua intenzione ottenere un sussidio dal governo, avendo allora la Società ACCESA proprietaria della sede dell’Associazione, chiesto un aumento cospicuo dell’affitto. Dietro la sua domanda il Presidente gli chiese: “Lei è parente del famoso calciatore Kurt Hamrin (che fece vincere la Svezia in semifinale ai Mondiale 1958)?”. La risposta fu: “È mio cugino”. Non era vero per niente, ma ottenne il sussidio.

 

Tetsuro Akanegakubo

GIAPPONE

Il Bel Paese visto da un asiatico

Tetsuro Akanegakubo aveva 21 anni quando arrivò in Italia dall’India alla guida di una moto che si era fatto prestare da un noto costruttore nell’ambito di un giro promozionale del mondo. Uscire dal Giappone all’epoca era molto difficile. La ripresa economica era appena cominciata dopo il disastro della guerra e il governo non concedeva facilmente passaporti. Arrivato a Roma la moto si ruppe ed egli fu costretto a fermarsi per attendere i pezzi di ricambio.

Nel frattempo, visto che c’era, coprì le Olimpiadi per conto del quotidiano giapponese Mainichi Shimbun. Il tempo passava, a Tetsuro l’Italia entrava sempre più nel cuore, pertanto si mise a organizzare mostre d’arte contemporanea tra Italia e Giappone. Nel 1977 lo troviamo corrispondente di altri prestigiosi giornali giapponesi: Shakai Shimpo, poi Nikkei. Si sposò in seconde nozze con Machiko, una scultrice allieva del maestro figurativo Venanzo Crocetti.

 

Peter Tompkins

STATI UNITI

L’agente antifascista diventato giornalista

Figlio di una facoltosa famiglia americana della Georgia, Peter Tompkins ha lavorato come corrispondente di guerra in Italia per il New York Herald Tribune dal 1939. Cinque anni più tardi ha cambiato mestiere, tornando a Roma come agente segreto dell’Office of Strategic Services (OSS) per organizzare una rete di informatori al servizio degli alleati. “Mi ero arruolato come volontario nell’OSS per una ragione semplice e del tutto politica: era necessario sconfiggere il nazifascismo che, come democratici americani, aborrivamo per la sua ideologia,” ha spiegato in uno dei suoi libri.

Si nascose in una stanza segreta del Palazzo Lovatelli nel centro di Roma, dalla quale riuscì a coordinare una rete di una sessantina di osservatori, che fornirono informazioni cruciali sui movimenti delle truppe tedesche al contingente alleato ad Anzio. A seguito di una delazione, 15 dei suoi collaboratori furono catturati e fucilati alle Fosse Ardeatine, ed altri ancora a La Storta, mentre i soldati tedeschi si ritiravano da Roma.

Dopo la guerra è tornato a Roma per coprire le elezioni del 1948 per CBS, assunto dal leggendario giornalista d’inchiesta Edward R. Murrow. Ha scritto libri sulla Seconda Guerra Mondiale, molto critici nei confronti dei vertici dell’OSS e dell’alleato britannico, oltre che su La magia degli obelischi e La vita segreta delle piante.

 

Victor W. Von Hagen

STATI UNITI

Le strade che portavano a Roma

Nacque nel 1908 a St. Louis, nel Missouri (USA).

Esploratore, storico, archeologo, antropologo ed autore di libri di viaggio, Victor Wolfgang Von Hagen si è iscritto alla Stampa Estera nel 1958 come corrispondente del North American Newspaper Alliance. Fra il 1940 e il 1965 ha viaggiato nelle regioni più impervie del Sud America, insieme a sua moglie, Christine. Ne è nata una serie di libri sulle antiche popolazioni degli Inca, dei Maya e degli Aztechi, che gli è valsa una fama internazionale. Negli anni ‘50 compì un’esplorazione di ben due anni nel Perù, dove trovò l’unico ponte sospeso Inca giunto fino a noi. Per il suo libro Le grandi strade di Roma nel mondo, lo scrittore americano ha seguito le antiche strade romane per circa 50.000 chilometri e cinque anni. Il risultato è stato il primo studio sistematico del sistema viario degli antichi romani, dopo quello realizzato per l’imperatore Caracalla nel terzo secolo dopo Cristo.

 

Tullia Zevi

ITALIA

La voce dell’ebraismo italiano

È passata dall’arpa, nell’orchestra di Frank Sinatra, alla Lettera 32, la macchina da scrivere portatile tanto amata dai giornalisti.

Figlia di un noto avvocato antifascista, Tullia Zevi nata a Calabi il 2 febbraio 1919, giornalista e scrittrice, è ricordata come la voce dell’ebraismo in Italia. A 19 anni, si trovava in ferie in Svizzera con la famiglia quando furono adottate le legge razziali. Non ritornò più in Italia ma andò a studiare alla Sorbona di Parigi, poi a New York dove cominciò a lavorare come giornalista per la radio NBC. Incontrò l’architetto e critico d’arte Bruno Zevi che sposò nel 1940.

Rientrata in Italia nel 1946, cominciò a lavorare per Religious News Service e la Jewish Telegraphic Agency, iscrivendosi poi alla Stampa Estera nel 1951. Dal 1960 al 1993, fu corrispondente del quotidiano israeliano Maariv e del Jewish Chronicle di Londra. La sua carriera la porterà in seguito a Norimberga per seguire il processo ai gerarchi nazisti, a Gerusalemme per quello di Adolf Eichmann e in molti paesi del Medio Oriente. Alla sua morte nel 2011, all’età di 92 anni, il rabbino capo emerito di Roma Elio Toaff l’ha ricordata come “una delle più grande figure dell’ebraismo italiano” e come una persona di “grande onestà e intelligenza”.

 

Alessandro Pistolesi

ITALIA

Un pilastro della Stampa Estera

Se l’Associazione della Stampa Estera in Italia è cresciuta e ha migliorato i suoi servizi durante l’ultimo secolo, molto è dovuto alla determinazione e alla caparbietà di Alessandro Pistolesi.

Discendente dello scrittore Alessandro Manzoni, Pistolesi era nato a Lecco nel 1920. Trascorse l’adolescenza in Spagna al seguito del padre, addetto militare all’Ambasciata dell’Italia fascista. Rientrato temporaneamente in Italia, Sandro studia Chimica, per poi ritornare in Spagna. Qui però nel frattempo era salito al potere il Fronte Popolare: padre e figlio si ritrovano nelle carceri repubblicane. Di nuovo libero durante il franchismo, il giovane Sandro studia giornalismo nella scuola ufficiale del regime di Madrid, unica esistente in tutta la Spagna. Torna poi in Italia come corrispondente di varie testate tra le quali l´agenzia Pyresa – unica agenzia d´informazione del regime. Dopo la dittatura collabora con il settimanale Epoca e con la radio Antena 3.

 

Ann-Marie Kjellander

SVEZIA

La “Presidente”

Ann-Marie Kjellander, svedese, è stata la prima donna ad essere eletta Presidente della Stampa Estera in Italia, nel 1975, quando aveva soltanto 33 anni. Ha voluto essere chiamata “la Presidente” e non “la Presidentessa”. All’epoca, molti giornali italiani ne parlarono.

Molti anni più tardi ci sono state donne Presidenti della Camera e del Senato, che, anche loro, hanno voluto essere chiamate “la Presidente”.

Durante la sua presidenza ha portato i corrispondenti in visita dal Papa, un evento legato all’Anno Santo 1975. Ann-Marie non solo era protestante, ma anche ragazza-madre. Inoltre, nel suo consiglio direttivo c’era un corrispondente sovietico, il primo ad essere mai presentato e salutato da un papa.

Per l´epoca fu una piccola rivoluzione.

Alla fine del 1995 smise di fare la giornalista e diventò sovrintendente di Villa San Michele a Capri e anche vice-console di Svezia, posto che avrebbe occupato per 8 anni.

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